Connor Trinneer ricorda la sua esperienza in Enterprise e guarda a Discovery

La prima Enterprise, il primo capitano, per raccontare come tutto è nato...
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Connor Trinneer ricorda la sua esperienza in Enterprise e guarda a Discovery

Messaggio da Miles » 4 apr 2017, 0:25

Connor Trinner - l'ingegnere Charles "Trip" Tucker della serie Star Trek Enterprise - presenterà in settimana un convegno matematico al Museo Nazionale della Matematica di New York dal titolo La Matematica di Khan.

Quale migliore occasione per parlare con lui della sua esperienza in Star Trek e di cosa consiglierebbe ai colleghi di Star Trek Discovery?

Il matematico e fan della serie James Grime parlerà delle affascinanti teorie proposte in Star Trek, dal paradosso che fa scervellare i matematici del 20° secolo come gli androidi del 23°, alla matematica della biologia aliena alla domanda più importante di tutte: in una missione pericolosa, il colore dell'uniforme pesa davvero sulle possibilità di sopravvivenza di chi la indossa?

D: Ma come è stato coinvolto Connor Trinneer in La Matematica di Khan?
Be', avevo già incontrato David, uno dei membri fondatori del museo. Era a Vegas con la figlia, l'anno scorso, abbiamo chiacchierato e dopo qualche tempo, inaspettatamente, ricevo la chiamata di Cindy, l'organizzatrice della conferenza, che mi chiede se mi va di introdurre il discorso di Grime. E ho risposto: 'Certo, perché no?'

Che è anche un po' strano, perché molti si danno alla recitazione proprio perché non sanno far di conto [ride] o almeno è così nel mio caso!


D: Volevo giusto chiederle quale fosse il suo rapporto con la matematica...
Uh... conflittuale [ride] Però curiosamente ha saltato una generazione, perché mio figlio è molto ferrato, invece. E' proprio ossessionato da tutto quello che è scienza, fisica e calcoli.

D: Sa già cosa dirà nel discorso introduttivo?
Mah, ho un paio di aneddoti: sapete, la prima volta che sono entrato nel set dell'ingegneria, che è una delle ambientazioni principali in ogni serie di Star Trek, e c'è il nucleo di curvatura e tutta quella roba li. E Michael e Denise Okuda, gli autori della bibbia con tutti i tecnicismi dello show, vennero giù e mi spiegarono come funzionava. Per un momento sono rimasto interdetto, pensavo: "Ma mica funziona veramente?". Loro avevano diagrammi particolareggiati su ogni cosa. Avrebbero potuto dirmi semplicemente: "Si, questa e la sala motori", invece avevano schede tecniche di quelli che suppongo fossero modellini funzionanti.

Stavano li a spiegarmi come funzionava il nucleo di curvatura e come si collegava alle gondole e tutta quella roba e io stavo andando completamente nel pallone quando - caspita, spero di non aver bruciato tutto il mio intervento... - comunque, alla fine arriva il nostro tecnico delle luci, Billy, che mi ha visto decisamente spaesato e mi fa: "Viè qua". L'ho seguito e lui ha aperto un piccolo pannello sul lato del motore a curvatura, che era grande quanto un camioncino dei rifiuti. All'interno c'era una ruota colorata con cinque colori in gel che ruotavano lentamente mentre li colpiva la luce, e mi dice: "A proposito, quello è il tuo nucleo di curvatura." E io: "Oh. OH! Giusto. Si, ok, ora ho capito!" [ride] in pratica dentro c'è una specie di pista da ballo!

D: Ci sarà da divertirsi li dentro!
Vero? Ma devi essere un tappetto!

D: Nei panni di Trip Tucker, ha affrontato morte, lutti, storie d'amore, clonazione, gravidanza... qual' è stato il momento più assurdo che ha letto sul copione?
Un paio li hai già detti tu. Ma senza dubbio, il terzo episodio: entro incinta.
Se c'è una cosa che vuoi, quando interpreti un uomo che entra incinta, è farlo al meglio delle tue possibilità. Quindi ho impiegato un bel po' di tempo a cercare di capire cosa sapevo davvero di ciò che accade ad una donna quando entra incinta. Sono venute fuori cose che non erano nel copione e ho inserito io stesso.

D: Ad sesmpio?
Be'... quando Trip diventa molto emotivo mangiando i grissini. Non era nel copione, che cominciasse a piangere [ride]. E poi hanno anche aggiunto una scena in cui si preoccupava dei pericoli a cui un bambino sarebbe andato incontro sulla nave, perché c'era un ascensore in ingegneria che faceva su e giù e io ho detto qualcosa come: "Vorrei che esprimesse vera preoccupazione per questo genere di pericoli insidiosi, tipo 'E se entra un bambino? Se entra e tira questa leva? Potrebbe farsi saltare le dita!'" Non ricordo se poi ho detto esattamente quella battuta, ma alla fine ottenni quell'effetto.

Quello è stato uno dei momenti più assurdi, dove ho pensato "E ora come faccio?". Un altro è stato quando ho dovuto interpretare il mio stesso clone. Dovevano esserci sottili anomalie che dovessero far pensare che il personaggio non fosse esattamente Trip. E per un attore è un esercizio davvero minuzioso riuscire a cogliere queste sfumature; non aveva neanche così tanta importanza che il pubblico le cogliesse, dovevo trovare la chiave giusta per distaccarmi quel tanto che serviva dal personaggio originale. E sono delle gioie. Ogni volta che si ha l'occasione di mettere in pratica delle scelte di carattere artistico come queste, è una gioia.

D: E le serie di Star Trek tendono ad offrire queste opportunità, insieme a tutto il technobabble.
Già. Questo me lo chiedevano spesso: cosa mi sarebbe piaciuto che avessero fatto fare al mio personaggio? E rimango sempre senza parole pensando, in realtà, a quanto mi hanno fatto fare. E i produttori mi ponevano la questione all'inizio e alla fine di ogni stagione: dove vorresti portare il personaggio alla fine dell'anno, o che ne pensi di come l'abbiamo sviluppato finora? Ero sempre spiazzato da come l'hanno gestito. Perché sin dai primi momenti della serie, ho avuto fra le mani episodi che se non avessi reso bene avrebbero indotto gli autori a scrivere meno, sul mio personaggio. Non so, ma l'ho capito subito e gli autori mi hanno ascoltato - hanno ascoltato il personaggio - ed è stato molto più semplice, per loro, scrivere per me. Quindi alla fine dell'anno, ero sempre molto impressionato ripensando a tutto quello che mi avevano tirato addosso, per così dire. E ne ero umilmente grato.

D: All'inizio di Enterprise, voi ragazzi stavate praticamente battendo terreni sconosciuti, rischiando coi canoni di Star Trek, con uno show ambientato prima della Serie Originale. Tutti quelli che vi guardavano dal di fuori erano particolarmente nervosi, per questo. E adesso con Star Trek Discovery si ripresenta la stessa situazione. Cosa consiglierebbe al nuovo cast per gestire lo stress di questa responsabilità?
Ho rimosso tutto, di quell'aspetto. Io ero semplicemente li, a cercare di raccontare una storia. E alla fine della fiera è quello che conta. Voglio dire, si certo c'è questa pressione che viene dai fan la fuori e dalla responsabilità di portare avanti un messaggio rispettando il canone, ma bisogna raccontare la storia. Perché alla fine sarà quella a prendersi cura di sé, perché è sempre Star Trek.

Penso che fosse ora di farne un altro. Sono passati, quanti? Dieci, undici anni, una cosa così e, da quello che ho letto - ovviamente non è scolpito sulla pietra - ma sembra che ogni stagione racconterà una storia a sé e non sarà necessariamente una narrazione lineare tipo, prima è successo questo, e poi questo e poi questo... come è stato per tutte le altre. Potrebbero decidere di saltare da un anno all'altro, potrebbero fare qualsiasi cosa. Ma per chi ci lavora, è un franchise talmente importante che li impegnerà moltissimo, per farlo venir fuori bene. Certe volte è uno svantaggio, ma penso che ci siano tante persone coinvolte che sanno esattamente cosa stanno facendo e sono in gran forma. Sono entusiasta di questa serie.

D: Anche noi! Allora, qual è stata la sorpresa più grande, per lei, nell'essere entrato a far parte della saga?
Le convention! [ride]

Ve lo dico onestamente, il lavoro è lavoro. Sei un attore, entri, indossi il tuo costume, studi il personaggio e fai quello che devi fare. Ma le convention per me sono state veramente uno shock, perché non sapevo cosa aspettarmi.

Infatti io non vi ho mai partecipato fin quando non ne è stata organizzata una vicino al mio paese natale. La prima a cui ho preso parte l'hanno tenuta a Portland, Oregon - io sono di Kelso, Washington, che è praticamente a 44 minuti da li - e ci sono andato [comincia a ridere] perché ci sarebbero andati i miei genitori e questo mi dava la sicurezza di trovare qualcuno, fra il pubblico, che mi amasse per certo!

Ma subito sono stato coccolato dal calore dei fan ed è stata un'esperienza meravigliosa, e poi tutto questo mondo dei Trekkers … Io praticamente non conoscevo nulla di tutto questo. Zero completo. Ovviamente da allora sono più pratico, visto che ne ho fatte un po' di convention, ma si, era tutto ciò che veniva dall'esterno dello show, ciò a cui non era affatto preparato.

Il lavoro è lavoro.

D: Praticamente è tutto un mondo che sta al di sopra di tutto il resto.
Eh si! Direi quasi che è importante tanto quanto lo show stesso.

D: Enterprise ha debuttato in un periodo molto tumultuoso, politicamente. Ogni serie è figlia del suo periodo storico, dalla Serie Originale negli anni '60 a quelle più recenti dei tardi anni '80 e '90 fino a Discovery, che arriverà adesso. Enterprise è stata trasmessa per la prima volta poche settimane dopo l'attacco dell'11 settembre. Questo evento ha influenzato lo show?
L'11 Settembre ha cambiato il nostro show. Non c'è dubbio alcuno. Allo stesso modo di come ha cambiato le nostre vite e non avrebbe potuto essere diversamente, perché ha colpito gli autori, i produttori, i registi, gli attori. La nostra terza stagione fu una risposta diretta a quell'evento. L'arco narrativo degli Xindi, la morte della sorella di Trip nell'attacco in Florida. Ne parlai con Brannon Braga [autore e produttore esecutivo della serie - N.d.t.] e lui me lo confermò, l'11 settembre aveva cambiato il nostro show. Non potevamo farci niente.

La cultura pop è qualcosa di fluido che subisce l'influenza di tutto quello che accade nel mondo, in qualsiasi momento. Come hai detto anche tu, negli anni '60 c'era la Serie Originale e in ogni episodio avevano un qualche rimando a questioni politiche o eventi mondiali che avevano lasciato un segno ed era inevitabile che un evento così grande, il più grande che abbia vissuto in vita mia, sortisse effetti diretti sullo show. Non saprei dire come si sarebbero sviluppate le cose, senza di esso. Quando tutto ciò iniziò, noi avevamo appena cominciato. E all'epoca mi mettevo nei panni di tutte quelle persone che, come me, si apprestavano a fare un lavoro simile al mio e pensavo 'Ma cosa sto facendo? Sono un attore e bla bla bla, chi se ne importa? Il mondo è cambiato e io come faccio a farne ancora parte?’. Ricordo molto bene la mia angoscia nel considerare questa idea, che fossi solo un attore in uno show televisivo.

Ne ho parlato con mio padre e gli ho espresso questi pensieri e lui mi ha risposto "Non sono d'accordo con te. Penso che il tuo lavoro sia molto importante e vitale, specialmente adesso, perché darai alla gente un modo per evadere un poco dalle sue preoccupazioni. E lo farai alla maniera di Star Trek, con un messaggio di umanità di cosa l'umanità può offrire al mondo e all'universo. Ed hai in realtà una responsabilità maggiore adesso, di quanto non ne avessi prima che tutto ciò accadesse".

E la sua risposta mi ha aiutato a contestualizzare il mio ruolo e a farmi capire che stavo facendo la differenza.

D: Ha proprio un padre molto saggio!
Caspita se lo è! [ride] E aveva ragione. E sento raccontare storie di questo tipo sin da quel momento; incontro persone, alle convention, ed ogni volta che vado da qualche parte, c'è sempre una o più persone che mi dicono come lo show - certe volte, proprio il mio personaggio - ha influenzato, cambiato il corso delle loro vite. Sai, poi apprezzi e ti aggrappi a dei messaggi così, che ti mandano le persone.

D: Ma se avesse potuto recitare nei panni di un qualsiasi altro personaggio delle varie serie, chi avrebbe scelto?
No, mi è toccato il personaggio più adatto a me. Sono convinto che con Trip ho davvero vinto alla lotteria. Ha sperimentato talmente tante situazioni, man mano che la serie proseguiva, e ha vissuto tante avventure. Una narrazione dinamica è ciò di cui mi sono cibato ogni giorno, grazie a lui. Non cambierei il personaggio di Trip Tucker per nessun altro al mondo.

D: Ha idea di come si sarebbe sviluppato il suo personaggio se ci fossero state altre stagioni dello show? E' morto, ma s'è detto che la cosa sarebbe cambiata nel caso in cui avessero riportato in vita la serie.
Sono quasi morto già almeno un paio di volte prima di quell'occasione. E' fantascienza, nessuno muore davvero nella fantascienza [ride].

Penserei che gli eventi dell'ultima puntata non fossero mai accaduti; penso questo, non lo so per certo. Una cosa che hanno dovuto fare è stata quella di inserirci nelle maglie della cronologia e della storia della saga. E un modo per riuscirci è stato quello di assicurare la sopravvivenza del Capitano. Ma perché abbiano fatto quello che hanno fatto, non lo so.

In fondo cosa poteva accadere? Avrebbe continuato ad andare coraggiosamente la fuori!

D: Magari potrebbe apparire in Discovery. Potrebbe funzionare
Tutto può essere! Ci ho anche pensato. Potrei fare una cosa in stile Obi Wan, o R2D2, o Principessa Leia... mentre stanno presentando in video qualcosa che il pubblico deve sapere, tutto d'un tratto appare Trip.
E' morto ma, insomma... non sarebbe un problema inserire lo spirito di Trip Tucker da qualche parte.

L'intervista si chiude qui ma se vi trovaste dalle parti di New York mercoledì prossimo, potreste ascoltare qualche altro aneddoto di Trinneer, durante il suo intervento alla conferenza La Matematica di Khan.



Fonte: TG TREK
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